
Un
tempo la zona oggi chiamata Torpignattara, al terzo chilometro della via Casilina,
non aveva un nome preciso. I Romani, molto genericamente, la chiamavano "Ad
duos lauros", cioè "presso i due allori".
Il nome attuale deriva dalla "Torre Pignatta" (Catasto Alessandrino del 1660-1668), quella che noi oggi chiamiamo Mausoleo di Sant'Elena. Il nome "Torre Pignatta" gli deriva dalle pile o pignatte (anfore) utilizzate durante la costruzione per alleggerire la volta.
Secondo alcuni studiosi il mausoleo era destinato ad accogliere le spoglie dell'imperatore Costantino, anziché, come invece fu, quella di sua madre Elena.
Tutta la zona "Ad duas lauros" (che si estende
fino all'area dell'ex aeroporto di Centocelle) era una vero e proprio cimitero.
In
principio vi seppellirono gli "equites singulares" (le guardie imperiali
a cavallo) poi, dalla seconda metà del III secolo i martiri cristiani
in una rete di cunicoli che costituiscono la catacomba dei Santi Marcellino
e Pietro.
La zona era anche ricca di villae. Nell'area dell'ex aeroporto di Centocelle sorgeva quella imperiale della madre di Costantino ed una di dimensioni minori; i resti di entrambi sono stati parzialmente distrutti con la realizzazione delle piste nel 1926. Ora, dopo ulteriori scavi, i resti delle due ville fanno parte del costruendo Parco Archeologico di Centocelle.
In epoca costantiniana (intorno al 320 d. c.) accanto alla catacomba sorse una basilica funeraria dedicata sempre ai Santi Marcellino e Pietro, simile a quella di Villa dei Gordiani e di S. Lorenzo fuori le Mura. La basilica, orientata ad est lunga 65 metri per 29 di larghezza, con la caratteristica pianta a forma di "circo", è divisa in tre navate da una serie di pilasti. Attorno ad essa sorsero una serie di mausolei: uno di questi, sul lato meridionale, era in corrispondenza della sottostante tomba di Marcellino e Pietro.
Questo tempio ebbe vita relativamente breve: sembra che fosse ancora in uso nell'VIII secolo, ma poco dopo, nell'827, quando furono trafugate le salme dei martiri Marcellino e Pietro, iniziò la decadenza fino al definitivo abbandono.

Sulla facciata orientale della basilica, anche addossato, intorno agli anni 326-330, un grande mausoleo circolare. E' qui che venne sepolta Elena, la madre di Costantino. Aa avvalorare l'ipotesi che inizialmente il mausoleo dovesse accogliere le spoglie dell'imperatore c'è il fatto che Elena fu sepolta in un grande sarcofago in porfido su cui sono scolpiti soggetti di battaglia che probabilmente si addicono meglio ad un imperatore (il sarcofago fu trasportato al Laterano nell'XI secolo, ed oggi è nei Musei Vaticani).
Il mausoleo, oggi in parte crollato, ha un diametro esterno di 27,74 metri, che internamente scende a 20,18; originariamente era alto 25,42 metri.
Nel cilindro inferiore aveva otto nicchie di forma, alternativamente, rettangolare e semicircolare. Una di esse costituiva l'ingresso; quella di fronte, più ampia delle altre, posta ad est, doveva contenere il sarcofago dell'imperatrice.
Nell'anello superiore, in corrispondenza delle nicchie si aprivano otto finestre ad arco (Nella foto di sinistra, due di esse viste dall'esterno e dal parco).
Il mausoleo aveva una copertura a cupola che venne alleggerita con l'inserimento, nella struttura, di anfore usate come materiale di costruzione, ora visibili per il parziale crollo.
Abbandonato alla rovina dopo la traslazione delle reliquie di Elena nella chiesa dell'Ara Coeli al Campidoglio, fu usato nel Medioevo come fortilizio ed abitazione.
Un ricordo della struttura fortificata è presente
nella carta di Eufrosino della Volpaia del 1547, in cui è disegnata
una torretta vicino ad un casale, con la denominazione "Santenina".
Nella prima metà del XVII secolo fu costruita all'interno del sepolcro
una chiesetta, ora sconsacrata (foto a destra).
Al Mausoleo di Sant'Elena (ristrutturato negli ultimi anni)
si accede dalla via Casilina, attraverso un piccolo viale adiacente l'attuale
chiesa di San Marcellino.
La catacomba dei Santi Marcellino e Pietro
La
catacomba di Marcellino e Pietro che, con i suoi 18.000 mq articolati in tre
livelli, è per grandezza la terza di Roma non gode di larga fama, anche
se per bellezza delle pitture è forse al primo posto. Non essendo accessibile
al pubblico (viene aperta infatti solo la prima settimana di giugno o su autorizzazione
della Segreteria del Pontificio Ufficio, in via Napoleone III n. 1) è
tra le meglio conservate.
Si ritiene che la catacomba risalga al III secolo d. C. ed ebbe il massimo sviluppo nel IV, in coincidenza con l'istituzione dei cimiteri cittadini.
Pietro era un esorcista e Marcellino un prete. Entrambi furono martirizzati sulla via Cornelia, in una località chiamata "Sylva Nigra" che, dopo la loro morte, fu denominata "Sylva Candida". I corpi vennero sepolti in una cripta di questa catacomba, dove vi rimasero fino al pontificato di Gregorio IV (826), quando vennero traslati in Francia e poi in Germania, dove ancora si trovano a Seligenstad, presso Magonza.
La rete sotterranea è molto estesa in un complicato intreccio di cunicoli, articolandosi in varie regioni: quella principale comprende i sepolcri dei due martiri e si trova al primo piano (foto a destra), l'unico ad essere stato identificato con certezza.
Nella cripta dei santi Marcellino e Pietro si distinguono tre livelli: quello della galleria primitiva, dove furono deposti in due semplici loculi; quello del IV secolo quando fu costruita una basilichetta absidata ottenuta con l'abbattimento di precedenti gallerie; il fine il piano attuale del VI secolo.
Al centro dell'aula è il sito con i due loculi. Le pareti, sia della cripta che delle gallerie adiacenti, sono ricoperte di iscrizioni graffite dai pellegrine che si recavano in visita. In un cubicolo a sinistra dell'abside si trova l'iscrizione in cui si dice che il cimitero "ad duas lauros" dipendeva dal titolo di S. Eusebio.
La volta è decorata di pitture che rappresentano al centro il Salvatore nimbato con il libro dei Vangeli, seduto in trono tra S. Pietro e S. Paolo; sotto l'agnello sulla collina dalla quale scaturiscono i quattro fiumi apocalittici (Fison, Geon, Tigri ed Eufrate). Ai lati vi sono i quattro martiri più venerati del santuario con incisi i loro nomi: GORGONIVS, PETRVS, MARCELLINVS, TIBVRTIVS (vittime della persecuzione di Diocleziano 284-305).
E' ancor oggi diffusa la credenza che nelle catacombe venissero sepolti i martiri cristiani, ma su questo non c'è alcun fondamento storico. Comunque, nei secoli scorsi, si dava per certo che vi fossero i martiri cristiani e per questo alcuni religiosi si recavano nelle catambe per raccogliere i resti dei presunti martiri e dargli nuova sepoltura nelle chiese.
Una lapide conservata nella Basilica di Santa Maria in Trastevere ricorda una di queste operazioni. In essa si legge (tradotto): "Le ossa dei romani cristiani trovate sotto il marmo del cimitero di Sant'Elena sulla via Labicana (antico nome della Casilina) si trovano qui. Anno del Signore 1799".
Così scrive un giovane alunno, nella sua relazione dopo una visita guidata alla catacomba del Santi Marcellino e Pietro:
"Se desideri provare una sensazione di mistero e qualche brivido devi visitare la catacomba".
Le catacombe, che gli antichi usavano come cimiteri nel II e III secolo d. C., sono veri e propri labirinti che si allargavano sotto terra. Le catacombe erano lontane da Roma, perché, per legge, i morti non potevano essere sepolti dentro la città.
Immagina delle città sotterranee e buie, città
non per i vivi, ma per i morti.
Scendendo per una scaletta di legno, ti trovi davanti ad un "cunicolo", un corridoio lungo; è così scuro che ti sembra di entrare nel regno dei morti! Ci sono cunicoli che si intrecciano da tutte le parti e non sai dove finiscono, sembrano tutti uguali.
Nelle pareti di tufo sono scavate file e file di loculi. Quelli più importanti hanno un archetto detto "arcosolio".
Ci sono affreschi molto belli: alcuni sono raffinati, altri meno. Li dipingevano sull'intonaco ancora fresco veri pittori o il fossore che scavava i loculi, insomma il becchino. Se osservi bene lo trovi rappresentato in un affresco con una specie di uncino e un copricapo con attaccata una lanternina. Sembra di sentire ancora i colpi del suo piccone.
Dagli affreschi capirai subito che i defunti erano cristiani: infatti vi è raffigurato il Buon Pastore (Gesù), il pesce (che significa che si crede in Gesù Salvatore), il pavone (l'anima immortale) e l'agnello (Gesù morto per noi).
Alla fine della visita tutto il mondo ti sembra più bello: il cielo, l'aria, la luce, i rumori e ti sentirai più felice di vivere!"
Fonti: Abitare A (Giampiero Marzi) - I monumenti della VI Circoscrizione (Marilda De Nuccio) - Piccolo cicerone, giovani itinerari nella VI Circoscrizione
Casa Vincenzo
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